Ritornare alla città, come riappropriarsi degli spazi urbani

Una intervista per il giornale della Fondazione Feltrinelli di Francesco Altavilla

I neofascisti di Forza Nuova le chiamano “Passeggiate per la sicurezza” ma l’appello diffuso via Facebook è rivolto a tifosi, pugili e tassisti: tornano le ronde militanti? A chi servono e quale bisogno intercettano?

Abbiamo discusso di questo con Federica Verona che da oltre un decennio, attraverso ricerche sul campo, si occupa di periferie e di disagio abitativo e che insieme a un team eterogeneo di professionisti ha ideato e fondato Super, il festival “lento” delle periferie a Milano.
Un’intervista condotta con l’obiettivo di proporre il punto di vista di chi è impegnato in un lavoro di ascolto e di coinvolgimento diretto di chi abita e vive la periferia. Perché – se si parla di “impegno civico” – non si tratta tanto di denunciare l’esistenza di quartieri “fuori controllo” quanto di ricomporre quel tessuto di relazioni che ci consenta di non cadere nelle trappole populiste di estremismi di rimando e di vivere e convivere con gli spazi delle nostre città

 Forza Nuova annuncia in tutta Italia le sue “passeggiate per la sicurezza”, si può considerare il tema sicurezza come politicamente trasversale?

Senza dubbio Forza Nuova intercetta un’esigenza, lo fa mettendo al centro un bisogno reale di protezione da parte di chi non si sente abbastanza tutelato. Le “passeggiate”, tuttavia, non sono e non saranno una soluzione, benché promuovano una forma di volontariato civico, lo fanno in una forma talmente densa di pregiudizi e razzismi tipici del movimento promotore da diventare essa stessa una forma di pericolo per qualcun altro a loro volta. Il tema della sicurezza è un tema trasversale che riguarda, a mio avviso, centro e periferia nella stessa maniera e che tocca ogni cittadino indistintamente dalla sua provenienza sociale e culturale.

È insicuro un homeless che dorme per strada a cielo aperto, come lo è chi abita vicino a luoghi più esposti a criminalità: parchi dello spaccio, zone vicine alle stazioni, luoghi della prostituzione. La percezione della sicurezza è soggettiva, ragionare su un modello di città capace di accogliere e di prevenire la disperazione dei processi migratori falliti, delle nuove povertà e delle solitudini attraverso un welfare magari meno assistenzialista ma capace di coinvolgere maggiormente chi è ai margini, è la vera sfida.

Può essere proprio quello della sicurezza un elemento di attivazione di meccanismi di cittadinanza attiva esulando da appartenenze e connotazioni politiche? 

Per leggere l’intervista intera basta andare qui

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